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Geological Tours

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La regione di Ammassalik, il cuore vivo della Groenlandia dell'Est
 

autore:    Marco Montecroci [15-04-2011]

GROENLANDIA "CONTINENTE" INSOLITO



La Groenlandia è un gigantesco continente ricoperto da ghiaccio: l’Inlandsis o Ice Cap, è la seconda massa di ghiaccio del pianeta (la prima è l’Antartide), il più importante serbatoio di acqua dolce del nostro emisfero. Se volessimo attraversarlo da nord a sud dovremmo percorrere più di 3000 chilometri, senza considerare che il continente a Nord si fonde con la banchisa, immensa pianura di ghiaccio che ricopre l’Oceano Artico.
La corrente del Golfo (del Messico!), in queste regioni, lambisce le coste meridionali della Groenlandia per poi insinuarsi lungo la costa ovest, mitigandone il clima (come fa in Islanda e in Norvegia), permettendo al territorio di liberarsi dai ghiacci e di ospitare vegetazione, fauna e villaggi; queste sono, infatti, le aree da sempre più abitate della Groenlandia, con insediamenti che risalgono ad oltre 5000 anni, quando le migrazioni attraverso lo stretto di Bering, portarono alcuni gruppi asiatici a raggiungere le coste Nord del Canada e della Groenlandia ovest. Oggi, in queste aree, esistono insediamenti e città, in parte sovrappopolate, dove l’identità Inuit si sta perdendo rapidamente.


° La costa Est e la corrente fredda
Le regioni della costa orientale non subiscono gli influssi mitigatori della corrente del Golfo in quanto da Nord prevale una corrente fredda capace di trasportare centinaia di migliaia di iceberg prodotti sia dai ghiacciai (iceberg di acqua dolce) sia dal frazionamento primaverile della banchisa (iceberg di acqua salmastra); questo “fiume di ghiaccio” (ice-stream) è perennemente presente da Nord a Sud lungo tutta la costa orientale e la sua esistenza ha reso da sempre difficili sia la navigazione che l’insediamento umano. Ne deriva che il clima della costa orientale, in assenza della corrente del Golfo, è molto più freddo e asciutto rispetto alla costa Ovest: scarse precipitazioni e temperature che al 66° parallelo (circolo polare) sono simili a quelle che troviamo sulla costa Ovest oltre il 75° parallelo.


° Insediamenti umani in “acque tranquille”: i fiordi di Ammassalik e di Sermilik
Tra il 65° e il 66° parallelo, sulla costa orientale possiamo intercettare un’area interessante, unica in Groenlandia, abitata da una popolazione indigena originaria. Si tratta della regione di Ammassalik: qui la presenza di due lunghissimi fiordi (quasi 100 chilometri di lunghezza ciascuno), ha generato una nicchia climatico - ambientale unica, protetta dalle correnti fredde, ricca di montagne e di insenature capaci di proteggere gli uomini dalle tempeste provenienti sia dall’oceano che dall’inlandsis (ghuiacciaio continentale) e soprattutto hanno generato un ambiente marino pescoso e ricco di vita.


° Uomini al limite della sopravvivenza
In questo ambiente dal clima più freddo rispetto alla costa ovest, in un territorio isolato da centinaia di chilometri di ghiacciaio (700 chilometri è la traversata della calotta da est a ovest a questa latitudine) e da migliaia di chilometri di oceano, si sono insediati alcuni gruppi Inuit spinti da probabili carestie, aumenti demografici, invasioni straniere (come quella vichinga del 990 d.C.) alla ricerca di luoghi di caccia durante le lunghe battute estive. I nuclei umani che si sono insediati in questo territorio hanno trovato nei millenni un equilibrio delicato che li vede suddivisi in piccoli centri distribuiti lungo le coste dei fiordi; ogni famiglia è in grado di ricavare da un tratto di mare il nutrimento per la sopravvivenza del proprio nucleo familiare. Quando i primi esploratori danesi arrivarono alla fine del 1800 e nei primi decenni del XX sec. trovarono in questa regione una popolazione primitiva, capace di sopravvivere nell’artico utilizzando solamente quello che la natura poteva fornirgli.









NATURA E AMBIENTE


° Il territorio
Osservando la mappa topografica della regione di Ammassalik, salta subito all’occhio la presenza di un interessante “reticolato” di fiordi, così come possiamo osservare la presenza di decine e decine di isole, di insenature e bracci di mare stretti tra le montagne. Questo territorio si è formato a seguito del ritiro del “ghiacciaio continentale” alla fine dell’ultima Età Glaciale. In questi casi i ghiacciai che si erano maggiormente insinuati tra le montagne, hanno scavato valli profonde dato che hanno potuto resistere per migliaia di anni oltre allo scioglimento della calotta. Questo fenomeno ha consentito la formazione di numerose vallate lunghe e profonde che seguono i due principali sistemi di faglie (legati all’apertura tettonica dell’oceano Atlantico), generando l’impressione che queste si intersechino come un “reticolo”. Alla fine dell’ultima Età Glaciale (corrispondente in Europa alla glaciazione Wurmiana conclusasi 12.000 anni fa), il livello delle acque degli oceani è risalito di oltre 150 metri, inondando la maggior parte delle vallate e generando i fiordi. Numerose lingue di ghiaccio raggiungono ancora oggi il mare e permettono di osservare come il fenomeno della risalita degli oceani abbia potuto incalzare le lingue dei ghiacciai frantumandole in migliaia di iceberg.


° Natura di Mare
Sicuramente il mare è la parte dominante di questo paradiso naturale incontaminato, soprattutto per quanto riguarda la vita degli Inuit, che dal mare traggono il 90% delle loro risorse. I torrenti subglaciali entrano nei fiordi con grande energia, muovendo il fondale e generando correnti torbide ricche di nutrienti: questi nutrienti richiamano banchi di piccoli pesci, crostacei e molluschi che sono a loro volta la base alimentare per aringhe, merluzzi, sgombri, balene e delfini. La presenza nei fiordi di grandi cetacei come la balenoctera auctorostrata (per gli Inuit Tikagullik) e la megaptera novaeangliae (Quippoqqaq) ci regala spettacoli indimenticabili ogni volta ci muoviamo per mare.
Ma la risorsa principale del “popolo degli uomini” è da sempre la foca, presente con migliaia di esemplari di alcune specie diverse: le più comuni sono la foca groenlandica (Aataaq), la foca vitulina (Quasigiaq) e la foca ispida (Natsek).




° Natura di terra
Le vallate e le coste delle aree più protette dai forti venti invernali permettono la crescita di un’interessante tundra artica, fatta di arbusti di mirtilli, di eriche, salici e betulle nane; le donne usano raccogliere germogli freschi e grandi quantità di mirtilli che risultano essere degli interessanti integratori alla dieta prettamente carnivora degli Inuit. Nella tundra delle regioni di Ammassalik vive una modesta popolazione di volpi artiche (Terianniq), regolamentate per numero dalla scarsità di cibo disponibile come pernici (Agisseq), passeri (Qupaloraarsuk) e carcasse di pesci o di foche spinti dal mare sulle spiagge. L’orso bianco (Nanoq), il più grande predatore della terraferma del nostro pianeta che però si muove agilissimo in mare e sul ghiaccio, qui non è di casa: il suo territorio di riproduzione si trova 1000 chilometri più a Nord, in un’area assai vasta della Groenlandia NE dichiarata riserva mondiale per la riproduzione degli orsi bianchi. Ciononostante alcuni esemplari, per lo più giovani e inesperti, alla fine dell’inverno scendono in cerca di cibo costeggiando la calotta raggiungendo le aree di caccia dei remoti villaggi di Tinitequilaq (nel fiordo di Sermilik) e di Isertoq (il “Far West” della regione di Ammassalik).


° Una Storia Geologica Antichissima
Lungi da noi raccontarla tutta naturalmente, ma le rocce che affiorano in queste montagne hanno oltre 2 miliardi di anni! Appartengono all’Archeano, l’era geologica che racconta i primi momenti della formazione della crosta terrestre e delle prime forme di vita presenti nei nostri mari (una suddivisione le nomina infatti come Archeozoico e Proterozoico). Come in altri luoghi del Pianeta Terra dove affiorano rocce tanto antiche sono presenti anche metalli preziosi come oro, platino e uranio e questo rende la Groenlandia un luogo soggetto ad un’attenzione particolare. Il rischio però di rovinare questo ecosistema così delicato, come quelli dell’Artico e dell’Antartide, è altissimo; fortunatamente, almeno per i prossimi 20 anni, è stata negata, da parte della comunità internazionale, la possibilità di estrazione mineraria. Interessantissime però sono le osservazioni di carattere geologico che si possono fare camminando sui promontori rocciosi levigati dal ghiaccio oppure tra le pareti di queste imponenti montagne che sembrano state tagliate con il coltello: pieghe della roccia, vene di quarzo, filoni di rocce vulcaniche, cristalli giganteschi, tutti elementi legati proprio alla storia dei primi eventi geologici del nostro pianeta.










UNA NICCHIA ETNOGRAFICA INTERESSANTE

Gli Iivi di Ammassalik (così chiamano se stessi gli abitanti di questa parte della Groenlandia, termine che come 'inuit' significa semplicemente 'uomo') rappresentano una etnia di cacciatori-raccoglitori sopravvissuta in un territorio oggettivamente inospitale, praticando la caccia alla foca, che ne ha sempre rappresentato la principale fonte di sopravvienza (in quanto cibo e materia prima per costruire utensili, vestiti, imbarcazioni e ripari). Di principio noi occidentali abbiamo una visione stereotipata rispetto chi pratica tale caccia, ma solo visitando queste popolazioni ci si può rendere conto di quale immenso rispetto il “cacciatore” abbia per la preda e che nessuno di questi Inuit sarebbe capace di uccidere più capi di quelli necessari alla sopravvivenza e allo sviluppo del proprio nucleo familiare. (infatti le orrende immagini di massacri di foche da pelliccia NON APPARTENGONO A QUESTE REGIONI E A QUESTE GENTI, ma dipingono il commercio di pelli prodotto da grosse aziende canadesi e i massacri perpetrati nella Baia di Hudson in Canada)


Un alpinista-esploratore italiano, Robert Peroni, ha capito per primo l’importanza e l’interesse della conservazione di questa popolazione in via di estinzione e da ormai quasi 30 anni ha instaurato un rapporto di collaborazione con i cacciatori: fondando “la casa rossa” ha dato il via ad un processo di intergrazione della popolazione degli "Ivi di Ammassalik" per provare a permettergli una futura sostenibilità nell'era moderna ed evitare il dilagare dei problemi di alcolismo e di depressione che rischiano di schiacciare queste comunità come è ormai accaduto nelle grandi città della Groenlandia Ovest. Il punto di incontro potrebbe essere “il turismo”, ovvero la nostra curiosità per una realtà così lontana (nello spazio e nel tempo) e per una terra di estrema bellezza, che come in altre occasioni, quando ben gestito, ha saputo ridare autostima e valore ad altri piccoli mondi lontani (un processo che Noi di Kailas abbiamo osservato a suo tempo nel Ladakh e che in effetti a portato a risultati degni di nota incrementando di gran lunga il livello e l'aspettativa di vita di quella nicchia etnografica che fino a 25 anni fa veniva denigrata dal mondo indiano).



° I viaggi di scoperta con guide specializzate

Dal 2002 il nostro team di specialisti (geologi, antropologi e guide di montagna) promuove alcune proposte di viaggio nella regione di Ammassalik, sia in primavera con i cani da slitta e le ciaspole, sia in estate con barche ed escursioni a piedi. La presenza di una guida esperta italiana, in collaborazione con i cacciatori, con gli uomini e le donne di Ammassalik e l’appoggio di Robert Peroni, permette al visitatore neofita di entrare subito in contatto con tutte le realtà, di comprendere le caratteristiche naturali e di muoversi nel territorio in sicurezza pur raggiungendo gli angoli più remoti e selvaggi della regione. Sul sito www.kailas.it sono documentate le differenti proposte con mappe, immagini e tutte le informazioni tecniche per partecipare ai viaggi.




° 2009 nasce il “Progetto ItaliAmmassalik”

Durante i nostri viaggi in Groenlandia, avvenuti ogni estate a partire dal 2002, abbiamo avuto modo di sviluppare diverse osservazioni assieme a Robert Peroni, riguardo le possibilità di sviluppo della regione. Oggi i ragazzi di Tassilaq frequentano le scuole e possono diventare medici, ingegneri, biologi, insegnanti ecc. Ma la domanda è, quanti di loro troveranno un posto di lavoro nelle strutture locali ? La risposta è ovvia, una minima parte, sicuramente! Agli altri non resterebbe che “migrare altrove”, ad ovest nelle grandi città di Nuuk e di Sisimiut, oppure vivere con i sussidi di disoccupazione fino a quando i governi (danese e groenlandese) sosterranno questo “modus operandi” che peraltro non ha dato mai grandi risultati se non quello di creare disagio sociale.

Secondo Noi una popolazione così poco numerosa, in un territorio così bello e vasto, può trovare ottime risorse lavorando nel campo del turismo: importante però è cercare di promulgare un turismo prettamente “ecosostenibile” e “sociosolidale” parole spesso sprecate ma che qui ad Ammassalik significherebbero il futuro per molti giovani, figli di cacciatori, che troverebbero autostima diventando accompagnatori, guide e organizzatori.

Il valore inestimabile di queste comunità lo si può capire solamente andando a visitare i piccoli villaggi come Tinitequilaq, Isertoq, Kungmiut e Sermiligag, dove tuttora vivono un numero limitato di famiglie ancora come un tempo, strettamente legate al loro territorio da un filo sottile che lega reciprocamente la sopravvivenza della “specie inuit” a quella della “specie foca”.

Nel 2009 nasce il progetto Italia-Ammassalik (www.italiammassalik.it) promulgato da Ottorino Tosti e supportato dal geologo Marco Montecroci di Kailas, da Robert Peroni della Casa Rossa e da altri appassionati accomunati da un misterioso fascino per questa gente, che sono stati come noi stregati dai sorrisi, dagli sguardi, dalle storie degli anziani …. forse stregati dall’ultimo sciamano di Ammassalik.

Con questo progetto vogliamo sviluppare in Italia la conoscenza di questa realtà e invogliare a visitare queste regioni seguendo i canoni più classici del turismo sostenibile, pertanto coinvolgendo in maniera crescente i cacciatori, i giovani neofiti nel campo dell’accompagnamento turistico e non per ultimo utilizzando i mezzi e le strutture locali. Il 16 Aprile 2011 viene inaugurata a Genova (ospitati dal "Museo dell'Antartide") una mostra fotografica arricchita da pannelli didascalici, proprio per divulgare la conoscenza di questa terra e invogliarne la visita. La stessa mostra verrà poi ospitata da altre sale, in modo da iniziare un circuito "italiano" per la divulgazione del progetto Italiammassalik e del territorio della Groenlandia Est.








 

 

 

 

 

 


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