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Turchia, tra Oriente e Occidente
 

autore:    Andrea De Pascale [27-02-2014]

Ultima regione europea e prima terra asiatica. Estrema propaggine dell’Asia e ingresso all’Europa. Da qualsiasi parte la si guardi, da qualunque parte vi si giunga lasciandosi alle spalle un mondo per dirigersi verso un’altro, quella che oggi chiamiamo Turchia è sempre stato un luogo con una propria dimensione, seppure sospeso tra Oriente e Occidente, con contraddizioni dalla grande forza ammaliatrice, cui è difficile sottrarsi. Viaggiatori e condottieri di ogni epoca non seppero resistere. Le verdeggianti coste del Mar Nero contrastano di certo con gli altopiani semidesertici e innevati per molti mesi all’anno dell’est, la frastagliata costa mediterranea si oppone alle forme morbide e curiose dell’area centrale. Pur nelle sue differenze, ognuno di quei luoghi ha ininterrottamente rappresentato per l’Uomo un territorio abbondante di ricchezze. Non mancano, del resto, risorse minerali, vegetali e animali, in quel susseguirsi di paesaggi e ambienti diversi, ma sempre prolifici. Se a quello che la natura ha fatto da sé, uniamo quanto l’Uomo ha aggiunto e plasmato dall’incontro e dal dialogo con queste terre, emerge con potenza una delle caratteristiche fondamentali dell’odierna Turchia. Risorse culturali, che si sono ben presto iniziate a stratificare nella lunga storia umana e che ancora oggi, proprio come continuano a fare i suoi panorami, affascinano l’Uomo, incuriosiscono il viaggiatore e stimolano lo studioso a porsi nuove domande e a ricercare le opportune risposte.



La Turchia, quella che gli antichi chiamavano “Asia” o “Asia minor” e che dal X secolo d.C. divenne l’“Anatolia”, il paese dove sorge il sole, se è vero che per la sua posizione tra due continenti è stata sempre una via di passaggio, un ponte tra culture, popoli e religioni, non è vero che sia stata solo un corridoio. Qui, fin dalla Preistoria si sono sviluppate molte di quelle “innovazioni” della società che, diffondendosi a macchia d’olio verso terre lontane, hanno cambiato il corso della storia e plasmato il destino di un’infinità di persone.
La Turchia offre i fasti della corte ottomana e le sue abitudini, con quel misterioso fascino che hanno sempre avuto, soprattutto sugli occidentali, o permette di spingersi precedentemente alle roboanti battaglie e conquiste da parte dei nomadi dell’Asia centrale, al seguito di Tamerlano o degli eserciti devastatori di Gengis Khan, che pur nell’imprevedibile e altrettanto rapida scorreria attraverso montagne e pianure dell’Anatolia, prima di tornare nelle steppe da cui si erano mossi, lasciarono sprazzi della loro millenaria cultura, della loro lingua e dei loro colori che ancora oggi emergono girovagando per questo Paese.
Attraversando l’Anatolia ci si può soffermare su singoli personaggi e sui loro insegnamenti, le loro eredità culturali e spirituali, come quella del mistico persiano Jalāl ad-Dīn Muhammad Rūmī, noto come Mevlana, il cui azzurro intenso delle ceramiche che rivestono il suo mausoleo a Konya è divenuto un simbolo della tolleranza da lui predicata.
Continuando a scendere nel tempo, potremmo arrivare a ripercorrere le gesta dei Selgiuchidi, che nel 1071 invasero la penisola anatolica entrando dal Lago di Van, donando ai posteri alcuni dei più eccezionali esempi di architettura sacra, come le tombe di Ahlat, e civile, quale l’ospitale di Divriği a est di Sivas, aprendo queste terre all’Islam e spazzando via quell’ormai già decaduto Impero bizantino, che tanti fasti e monumenti di incommensurabile bellezza e arditezza aveva saputo produrre. Dall’immensa cupola di Aya Sofia ai mosaici di San Salvatore in Chora, alle pitture rupestri delle chiese della Cappadocia immerse in un paesaggio da fiaba, tra rifugi di eremiti e monaci, villaggi e città sotterranee ancora da scoprire nella loro interezza.
O ci si può spingere nelle propaggini orientali per riscoprire i capolavori lasciati dalla cultura armena e dal suo inscindibile legame con la cristianità, con le eccezionali testimonianze della chiesa sull’isola di Akdamar realizzata nel X secolo durante il regno di Gagik Ardzrouni, o la città di Ani, nei pressi di Kars, con le sue rovine.
E ancora, ci si può perdere tra le innumerevoli testimonianze delle due grandi civiltà classiche del Mediterraneo, che proprio qui hanno affidato alla storia alcune delle maggiori prove della loro capacità ingegneristica, della maestria tecnica e di quel modello estetico che ancora ci pervade così a fondo: Efeso, Didyma, Mileto e Pergamo, Sardi, Hierapolis e Afrodisia, Perge, Side e Zeugma. Molte di queste città si trovano in quelle stesse regioni, o lungo quelle stesse coste, che videro l’eccezionale realizzazione di sepolcreti monumentali nell’antica Frigia (Midas şehri - Eskişehir, Ayazini - Afyonkarahisar e Kütahya in Anatolia occidentale) risalenti all’VIII secolo a.C. e in Licia (Kaunos - Dalyan, Myra, Termessos e Tlos - Antalya, in Anatolia sud-occidentale), a partire almeno dal V secolo a.C.
Un ulteriore passo indietro conduce tra le tante e complesse società che, a cavallo tra la storia e la preistoria, furono responsabili di alcune delle fondamentali innovazioni tecnologiche e culturali a cui tutte le civiltà che seguirono furono debitrici. Il perfezionamento della metallurgia, l’organizzazione statale, l’ordinamento della scrittura: Urartu e Ittiti, con le loro città, le loro mura e fortezze, sepolture e documenti.
L’immenso patrimonio culturale della Turchia è oggi visitato ogni anno da milioni di persone in costante aumento e riconosciuto dall’Unesco nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità attraverso undici luoghi simbolo e un bene “immateriale”: il caffè turco.



I beni archeologici e storici presenti nella lista Unesco sono le aree storiche di Istanbul, le tradizionali case turche in legno di Safranbolu, Hattuša la capitale degli Ittiti, le chiese rupestri di Göreme e i siti rupestri della Cappadocia, la grande moschea e l’ospedale di Divriği, il monte Nemrut con il tumulo funerario di re Antioco I di Commagene. Ed ancora, Xanthos capitale della Licia tra il 700 ed il 300 a.C. e Letoon uno dei centri religiosi più importanti dell’antichità, le formazioni calcaree di Pamukkale e le rovine ellenistico-romane di Hierapolis, l’antica città di Troia nota per la guerra descritta da Omero nella sua Iliade, la Moschea di Selimiye a Edirne, uno dei più straordinari esempi di architettura ottomana realizzati dal grande Mimar Sinan fra il 1568 ed il 1574. Nel luglio 2012 anche Çatalhöyük, la “più antica città del mondo”, risalente al Neolitico (9mila anni fa circa), è entrata nella lista Unesco.
Compiere un viaggio in Anatolia non è solo un’esperienza per immergersi in un patrimonio culturale sfaccettato e di immenso fascino, ma un’occasione unica per scoprire le origini delle civiltà.

 

 

 

 
 
 

 


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