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Geological Tours

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Tupilak, vecchi sciamani e Groenlandia odierna
 

autore:    Marco Montecroci [28-05-2012]

Per il viaggiatore che arriva per la prima volta in Groenlandia, una strana immagine nelle vetrine dei souvenir in aeroporto crea subito una grande curiosità: statuette con denti digrignanti e lo sguardo terrificante e il corpo mezzo uomo e mezzo animale che riescono, nonostante l'eccitazione dovuta allo sbarco in un aeroporto circondato da montagne e iceberg, a incutere un pò di timore. Presto si scopre che sono i "tupilak" e che quelli venduti sono per la maggior parte scolpiti in osso di foca o corna di renna, o nei casi più preziosi in corno di narvalo. Il significato rimane ancora misterioso, l'immagine richiama i totem degli "indiani nordamericani" lontani parenti (anche se poi non così tanto lontani) degli Inuit, gli abitanti della Groenlandia.

Con un pò di ricerche abbiamo scoperto che i tupilak sono figure molto antiche che hanno accompagnato la storia degli Inuit sin dai tempi remoti. In un mondo legato all'incertezza quotidiana della sopravvivenza, la caccia e la buona riuscita della caccia erano di fondamentale importanza per la crescita di ogni nucleo famigliare. Dagli animali catturati (per la maggior parte foche, e in qualche rara occasione orsi polari, narvali e raramente grossi cetacei) dipendeva al 100% la disponibilità di cibo, indumenti, combustibili o ogni altra risorsa necessaria per la vita di una famiglia.

Propiziarsi la caccia era di fondamentale importanza e ogni cacciatore sapeva che l'animale preda, era troppo furbo per essere catturato. A tale scopo era necessario stregare (o imbonirsi) lo spirito della preda attraverso magie particolari che solo lo sciamano della comunità era in grado di compiere.
I tupilak erano appunto piccole statuette che venivano utilizzate durante i riti sciamanici e che rappresentavano lo spirito della preda e l'unione dello stesso spirito a quello del cacciatore. Una volta reso "magico" il tupilak veniva portato durante la caccia per compiere il suo scopo. Altri tupilak venivano caricati di potere per scacciare gli spiriti maligni, spiriti di cui il mondo era infestato e che avrebbero pututo cogliere di sorpresa il cacciatore durante le lunghe battute di caccia in mare o nei ghiacci e non farlo mai più tornare a casa (cosa che doveva capitare con una certa frequenza, causa la severità dell'ambiente e del clima) e così il cacciatore e la sua famiglia si sentivano più protetti compiendo un rito e proteggendosi con un tupilak.

La competizione dei nuclei famigliari per la sopravvivenza a volte faceva compiere anche atti maligni e di cattivo auspicio e in questo caso venivano preparati dei tupilak negativi, che avrebbero fatto scappare le prede al cacciatore a cui veniva segretamente nascosta la statuina (dentro il kayak o in una pelliccia messa ad asciugare fuori dall'abitazione), così da permettere abbondanza ad un'altra famiglia. Ma nella mente di ogni Inuit c'era la consapevolezza di questo pensiero maligno insito negli uomini e quindi, scanso equivoci, veniva chiesto allo sciamano di preparare un tupilak per scacciare il potere dei tupilak maligni. Ogni tupilak doveva avere energia e grinta per combattere gli spiriti e da questo deriva il loro aspetto terrifico e animalesco nello stesso tempo.

Il tupilak ha origini antiche ma difficilmente si possono ritrovare conservati tra gli strati degli scavi archeologici perché venivano sempre costruiti utilizzando materiali naturali e quindi deperibili. Se ne trovano di centenari in legno (veniva utilizzato soprattutto legno spiaggiato, molto prezioso), ma i più comuni sono in osso di foca, l'animale simbolo e alla base della sopravvivenza degli Inuit.
Per alcuni tupilak speciali, legati a riti importanti, di protezione della vita e di cura di malattie venivano utilizzate anche ossa di famigliari morti.

Oggi gli sciamani hanno perso la loro funzione, anche se nella Groenlandia dell'Est, lontana dalle grandi città e rimasta isolata per millenni, il potere magico dello sciamano era di fondamentale importanza fino a pochi decenni fa. Basti pensare che gli esploratori danesi approdati nella regione di Ammassalik nei primi decenni del 1900 trovarono un popolo che viveva come nella nostra preistoria, vestiti di pelli, utilizzando strumenti di osso e di pietra, illuminando con olii animali e abitando in case-trincea scavate nella terra e ricoperte con pelli di foca. Questo popolo ha vissuto fino al nostro secolo in maniera primitiva circondato da un ambiente naturale estremo e sviluppando tecniche di caccia di sopraffina precisione con strumenti naturali, ma anche vivendo in simbiosi con il mondo sovrannaturale degli spiriti.

A Tassilaq, ancora oggi, può capitare di incontrare l?ultimo sciamano, l'unione tra il mondo terreno e l'ultratereno, colui che nasceva con speciali sensibilità e spiritualità, capace di addomesticare il fato per il bene della comunità e per questo onorato e rispettato. Oggi che a Tassilaq c'è l'ospedale, il piccolo supermercato e che le famiglie di cacciatori si sono consorziate per la caccia e per lavorare con il turismo con barche a motore, questo "vecchietto" non serve più, ma in molti ancora c'è grande rispetto per il ricordo del potere di un tempo, mentre i tupilak ci avvicinano a queste tradizioni di magia e riti spirituali con le loro sculture intagliate dalle stesse abili mani di una volta.

Nelle fotografie dall'alto:

- alcuni tupilak in una vetrina del museo di Tassilaq (Angmassalik)
- fotografia storica di una famiglia nei primi del '900
- l'ultimo sciamano di Ammassalik
- bambini giocano con i futuri cani da slitta
- una foca appena cacciata da un capofamiglia
- una donna che macella la preda, come da antica consuetudine
- il figlio della sciamano di Tassilaq ci saluta sorridendo
- per gli Inuit l'aurora boreale è dovuta dagli spiriti dei bimbi morti che danzano nel cielo


Testi e Foto

di Marco Montecroci e Elisabetta Grillo

 

 

 

 

 

 


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